Why not, «De Magistris era consapevole di violare la legge»

 

 Adriana Pollice, NAPOLI, 8.10.2014 “Il Manifesto”

Why not. Secondo le motivazioni della sentenza del tribunale di Roma, uscite ieri, l’obiettivo dell'ex pm e di Genchi «non era quello investigativo» ma conoscere il traffico dei parlamentari tramite i tabulati

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Il sindaco sospeso di Napoli Luigi De Magistris

 

«Una vio­la­zione comune e con­sa­pe­vole delle dispo­si­zioni di legge» si legge nelle moti­va­zioni della sen­tenza di con­danna a un anno e tre mesi, redatta dal tri­bu­nale di Roma, per Luigi de Magi­stris e Gioac­chino Gen­chi. Abuso d’ufficio il reato rela­tivo alle inter­cet­ta­zioni dei par­la­men­tari Romano Prodi, Fran­ce­sco Rutelli, Dome­nico Min­niti, Anto­nio Gen­tile, Gian­carlo Pit­telli e Cle­mente Mastella, nell’ambito dell’inchiesta Why not. Per il sin­daco sospeso di Napoli il pm aveva chie­sto l’assoluzione ma, secondo il col­le­gio pre­sie­duto da Rosanna Ian­niello, «la prova della col­lu­sione tra de Magi­stris e il con­su­lente tec­nico Gen­chi viene desunta non da sospetti o illa­zioni, ma da un con­te­sto uni­voco». Per il tri­bu­nale i due hanno «per­se­guito l’obiettivo imme­diato e finale» di cono­scere i dati del traf­fico dei par­la­men­tari «non chie­dendo l’autorizzazione alla camera di appar­te­nenza pur di acqui­sire con urgenza i tabulati».

In sostanza l’obiettivo «non era quello inve­sti­ga­tivo» ma cono­scere il traf­fico dei par­la­men­tari tra­mite i tabu­lati, atti­vità vie­tata dalla legge Boato: dati acqui­siti «nella con­sa­pe­vo­lezza di non poter­sene avva­lere a fini pro­ces­suali», lo scopo sarebbe stato uti­liz­zare i tabu­lati «per ’incro­ciarne’ le risul­tanze e col­le­gare le infe­renze di traf­fico con infor­ma­zioni ban­ca­rie e loca­liz­za­zioni, sì da trac­ciare con­tatti, rela­zioni, movi­men­ta­zioni degli ono­re­voli». Punto di par­tenza delle inda­gini le accuse di Cate­rina Merante, una dei soci della com­pa­gnia di outsour­cing di Lame­zia Terme Why not, e la fitta rete di rela­zioni di Anto­nio Sala­dino, uomo della Com­pa­gnia delle opere molto vicino ai poli­tici dell’epoca. Secondo la sen­tenza di primo grado, gli impu­tati erano «già con­sa­pe­voli della ricon­du­ci­bi­lità delle utenze ai par­la­men­tari al momento di richie­dere i tabulati».

Tra de Magi­stris e Gen­chi ci sarebbe stata «con­di­vi­sione di intenti»: l’ex pm come «domi­nus delle inda­gini» e il con­su­lente come «mas­simo esperto infor­ma­tico, crea­tore di un sistema ope­ra­tivo di indub­bia effi­cienza». Dall’istruttoria dibat­ti­men­tale risul­te­rebbe smen­tito «che l’indagine Why not abbia riguar­dato solo di rimando i par­la­men­tari coin­volti, bensì l’uso stru­men­tale delle tec­ni­che d’indagine tele­fo­nica a fini pri­vati, d’inserimento nel cosid­detto Archi­vio Gen­chi e d’ulteriore trat­ta­mento non auto­riz­zato». La prova della col­pe­vo­lezza dell’ex pm sta­rebbe «nel monito, rivolto a Gen­chi, di non arre­starsi di fronte a impli­ca­zioni di sorta. La logica comune era quella di giu­sti­fi­care ex post le vio­la­zioni che fos­sero emerse facen­dole pas­sare per un ’error in pro­ce­dendo’ così ecla­tante da deno­tare la buona fede e comun­que tale da poter essere sanato con una rati­fica suc­ces­siva, rin­via­bile a oltranza».

Scon­tato il ricorso in appello per de Magi­stris, il cui avvo­cato Mas­simo Ciar­dullo spiega: «Non si com­prende come si possa soste­nere che il mio assi­stito volesse arre­care danno ai par­la­men­tari, posto solo che acquisì invo­lon­ta­ria­mente i loro numeri di tele­fono. La sen­tenza sarà ribal­tata in quanto il reato non sus­si­ste». De Magi­stris sot­to­li­nea: «È un teo­rema, non c’è uno strac­cio di prova che io fossi con­sa­pe­vole che le utenze erano ricon­du­ci­bili a par­la­men­tari né ele­menti che pos­sano far pen­sare a un accordo tra me e Gen­chi». Il comune è affi­dato al vice Tom­maso Sodano, che ieri avrebbe dovuto par­te­ci­pare all’udienza pre­li­mi­nare per pre­sunte irre­go­la­rità com­messe da asses­sore: con­te­stati falso e abuso d’ufficio per una con­su­lenza alla docente dell’università di Ber­gamo Maria Cri­stina Roscia. Tutto riman­dato al 3 dicembre.

Il 21 otto­bre si riu­ni­sce il con­si­glio comu­nale, Rico­stru­zione demo­cra­tica ha annun­ciato che pro­porrà la sfi­du­cia per tor­nare al voto. Il Pd, che spin­geva per lo scio­gli­mento, è di nuovo in alto mare: Vin­cenzo De Luca e Andrea Coz­zo­lino sono in campo ma chi sarà il can­di­dato per comune e regione è tutto da sta­bi­lire. Una par­tita com­pli­cata da Ncd, dispo­sto a un accordo in Cam­pa­nia in cam­bio di un ruolo da pro­ta­go­ni­sta nella scelta dei can­di­dati (trat­ta­tiva nata nelle segre­te­rie nazio­nali). Dome­nica si vota per la città metro­po­li­tana, Sodano sarà per legge sin­daco della fase di tran­si­zione. Se il 21 dovesse arri­vare la sfi­du­ciata, il mini­stero dovrebbe chia­rire cosa suc­cede con il sin­daco e i con­si­glieri comu­nali di Napoli eletti nel con­si­glio metropolitano..